sabato 23 gennaio 2021

[quasi niente]

Ecco il mio nuovo lavoro. Un ibrido tra fotografia e poesia per cercare di fermare qualche emozione e qualche idea. Un'opera piccola, minima. Quasi niente, insomma.

Lo potete leggere su Yumpu a questo link.






lunedì 4 gennaio 2021

Un canale Telegram su poesia, fotografia e processo creativo

Ok, facciamlo st'esperimento. Apro un canale telegram, dedicato grossomodo al processo creativo L'idea è quella di pubblicarci frammenti, appunti, schizzi, scarabocchi e in genere tutto quello da cui si parte per realizzare un'opera compiuta. Più o meno come un block-notes insieme ad una matita. E poi ovviamente ci pubblicherei anche l'opera compiuta. È un esperimento. Già so che non sarò costante ma l'obiettivo è proprio quello: usarlo solo quando c'è qualcosa da dire e non scriverci a prescindere.

Se volete iscrivervi il link è questo: https://t.me/danilo_blocknotes



venerdì 18 dicembre 2020

[inverno]

 

Il primo esperimento sul fondere poesia e fotografia risale a più di un anno fa. Oggi ci riprovo, con qualche poesia in meno e qualche foto in più.

Il risultato è questo pdf di una decina di pagine dal titolo [inverno].

Lo potete leggere su ISSUU a questo link.

E su Yumpu a questo link.

(se invece volete scaricarlo lo potete prendere qui)

Dentro c'è il bianco e nero, il mare, un po' di emotività a brandelli e la mia passione per lo spazio e gli orologi.





lunedì 26 ottobre 2020

la città oramai

 



       La città oramai

        è un luogo in cui le pozzanghere

        possono stagnare

        senza riflettere nessuno

        se non lampioni e

        qualche timida persona affacciata

        dietro finestre chiuse


        La città oramai

        È sospetto e saracinesche sprangate

        E corrieri e furgoni

        E sguardi torvi

        E nemmeno un sax o una tromba

        Che facciano atmosfera


        La città oramai

        È sentieri solitari d’asfalto

        Con telegiornali ovattati sullo sfondo

        Che cercano una via di fuga 

        Dai monitor e dalle pareti

        È serrature girate a più mandate

        è odio per corrispondenza

        È Signora lascio il pacco

        Sopra il tavolino vicino l’ingresso


        La città oramai

        È solo l’essenziale

        mentre io da incosciente

        adoro il superfluo

        Perché da il senso

        Di quello che siamo realmente

        E realmente i semafori continuano

        A lampeggiare giallo

        Lampeggiare giallo

        Lampeggiare giallo


        La città oramai

        È fermate degli autobus senza panchine

        E persone...

        E poche persone con il collo del cappotto rialzato

        E cuffie bluetooth

        Ma con il laccetto che altrimenti si perdono

        E poi ci sono le persone che si perdono

        Ascoltando musica che arriva dritta al cuore

        Sensazioni violente che non si fermano

        E nemmeno l’autobus si ferma

        Perché è pieno

        E sta iniziando a piovere


        La città oramai

        Ha intorno fabbriche e magazzini

        E fumi che volano liberi

        E macchinari accesi con furia futurista

        E camion che fanno manovra

        E lune opaca

        E container pieni

        E biblioteche vuote

        Con dentro silenzio e carta

        Anche se qualcuno ancora

        sente ridere tra loro

        Ferlinghetti e Fante


        La città oramai

        È poco calpestata

        E da poche persone

        Tubature rotte e birre dentro al frigo

        Come in un western

        Il vento alza mascherine e spazzatura

        Dietro quel velo chirurgico

        Come saranno le labbra

        Che muovendosi

        Ti malediranno?


        La città oramai

        Non ha jazz loft

        Nè parchi giochi

        E i suoi bambini sono messi in standby

        Come un televisore spento

        Ma con la luce rossa

        Mentre i sogni stanno traboccando

        Da cassetti troppo pieni

        Restano però le finestre

        E le rubriche del telefono

        E qualche sguardo imbarazzato


         La città oramai

         È ancora palazzi e cavi dell’antenna

         E portoni e tralicci e parcheggi

         E strisce pedonali e cassonetti

         E tombini e cartelloni pubblicitari


         Ma la città ormai

         È solo palazzi e cavi dell’antenna

         E portoni e tralicci e parcheggi

         E strisce pedonali e cassonetti

         E tombini e cartelloni pubblicitari


         14.10.2020


[Ho scritto questa cosa, un flusso di immagini che si muove a ritmo di jazz. Un ritratto fraudolento di come si sta trasformando la città. L'ho scritta su carta ma andrebbe letta. E quindi senza il minimo senso della vergogna l'ho letta, come in un reading degli anni 50. Senza il fumo che circonda la stanza però perché per mia fortuna ho smesso di fumare già da un po'.]



venerdì 17 luglio 2020

Oonde // Requiem


Girare un video per un brano ambient è sempre stimolante, un po' come la vertigine data da un'enorme libertà.

Riprese effettuato il 05.06.2020 tra le 19.51 e le 20.02 con una Canon 2000d // 18-50 mm presso la costa di Pineto (TE).


domenica 22 marzo 2020

Ancora lì

Dopo aver sudato su ogni fotogramma di Good Time For A Change e averlo visto e rivisto fino alla nausea, con la sua uscita l'avevo messo nel cassetto. Non l'ho più rivisto per anni. Oggi, con l'occasione di averlo reso disponibile su Youtube, ho deciso di rivedermelo. Insomma, a parte l'imbarazzo di trovarci dentro diverse ingenuità soprattutto tecniche, ho avuto la bella sensazione di scoprire che la vitalità del film è ancora lì, intatta. E mi è quasi venuta incontro per abbracciarmi.


Good Time For A Change disponibile su Youtube


A noi che ci occupiamo di intrattenimento questo periodo di crisi crea un vago senso di impotenza. L'unica cosa che possiamo fare è provare a regalare qualche momento di distrazione.

Così, insieme a Manuela e Salvatore, ho deciso di pubblicare gratuitamente su Youtube il film documentario “Good Time For A Change”, girato tra l'Italia e il Canada nell'ormai lontano 2013. Una storia di emigrazione che nasconde tante altre storie fatte di viaggi, incontri, scoperte e libertà, una storia in cui con sguardo scanzonato abbiamo cercato di fotografare un piccolo frammento del mondo occidentale di quelli che ormai potremmo chiamare gli anni '10 del ventunesimo secolo.



Oltre alla versione italiana rendiamo disponibili anche la versione in inglese e quella in spagnolo.

LINK (english version): https://youtu.be/ZOZ2poRBW3o

LINK (versiòn espaňola): https://youtu.be/0L8sQlNw8mE


Spero vi faccia piacere.

martedì 31 dicembre 2019

L'ultimo giorno del decennio

L'ultimo giorno del decennio
Senza troppa convinzione il sole sorge nuovamente.
Il decennio che sta per finire è quello degli anni 10.
Quello, per intenderci, che ho iniziato da ragazzo
e che sto finendo da adulto.
Ora il vento soffia forte. Fa ballare le foglie che è uno spettacolo.
"La danza dell'ultimo giorno del decennio" mi viene da scrivere e infatti lo scrivo.
Il decennio che sta per finire è quello degli anni 10
Quello, per intenderci, in cui ho girato un film, scritto un romanzo e soprattutto fatto un figlio.
Quello in cui chiunque ha trovato lo spazio per dire la propria
e lo ha detto.
Lo stesso decennio in cui io ho smesso di ascoltarli.
Quel decennio, per intenderci, che ho iniziato innamorato
e sto finendo sempre innamorato.
Quello in cui ho visto per la prima volta l'oceano.
Quel decennio che finisce oggi.
Danzando.





martedì 22 ottobre 2019

Idrogeno Metallico


Sinceramente non saprei definirlo questo libretto. È un qualcosa a metà strada tra la fotografia e la poesia. Ha 13 paginette, soprattutto di foto. E contiene 5 brevi poesie che raccontano un sogno ambientato nello spazio profondo.

Non so bene perché l'ho scritto. È una di quelle cose di dubbia utilità che mi piacciono tanto.
Comunque, se vi va, lo potete sfogliare qui: https://drive.google.com/open?id=18l1WiZGn8vwt4G8aA6i64U4HYd3yVLZr


giovedì 8 agosto 2019

Un film sulla fine del tempo

La scena di partenza è molto minimalista. Notturna, direi.
Vediamo un orologio da polso, appoggiato su un tavolino in penombra.
Tutto il resto è secondario.
La frase invece è questa:
“Gli ingranaggi ruotano discreti nel quarzo.”
Poi silenzio.
In effetti non è che ci capiamo molto,
quindi nel silenzio aspettiamo una nuova frase, che arriva.
“La meccanica novecentesca delle lancette mi guarda.
Fredda.
Giudicante.
Implacabile.”

Bene. Si parla del tempo e degli errori. O almeno, questo ci sembra di capire.
Comunque, ad ascoltare bene il silenzio, molto leggero lo sentiamo il ticchettio.
Eh sì, lo sentiamo.
Freddo.
Giudicante.
Implacabile.
Gireremmo anche lo sguardo altrove, magari dietro di noi c’è una finestra con vista sulla notte.
Potrebbe essere suggestivo.
Ma niente, chi sta scrivendo questa storia non ce lo permette.
Rimaniamo a fissare l’orologio da polso in penombra.
E aspettiamo che arrivi qualche altra frase.
Che arriva.
Ma stavolta è più energica, veloce, ansimante.
“Bruciano i ghiacci e la Siberia e i cassonetti e l’Alaska e la dignità e tutto l’artico. E contro ogni logica dal fuoco l’acqua, il fuoco e il caldo e il ghiaccio che fugge, tanta acqua, troppa acqua.”
Oh, stop, stop, vorremmo mettere in pausa, che c’entra adesso questo. È tutto così minimalista e in penombra che queste parole ci spiazzano. Ma siamo gli unici a sobbalzare perché tutto intorno è quieto e immobile. Solo le lancette dei secondi si muovono. Vorremmo dire qualcosa ma la storia non l’abbiamo scritta noi e chi lo ha fatto non ci permette di parlare. Lo fa invece, nuovamente, la voce.
“Altra acqua, nuova acqua, bagnata, salata, sudata, che copre terre e annega vite. Vite di gente in fuga che annega. Gente che annega ma non ci riguarda, gente che fugge ma non ci ricorda, che muore e che brucia. E contro ogni logica dall’acqua il fuoco. Fuoco dalla benzina delle navi, fuoco dalle urla di dolore, fuoco dall’inferno.”
Poi silenzio.
Da lontano il ticchettio delle lancette. Noi lo sguardo non lo proviamo nemmeno più a voltare.
Tic.
Tac.
Tic. Tac.
Tic Tac Tic Tac.
La meccanica novecentesca è implacabile. Precisa. Fredda.
Dissolvenza a nero.
Fine.



venerdì 24 maggio 2019

Però poi vado a capo

   
   Scrivo delle frasi
   Dal contenuto discutibile
   Però poi vado a capo
   Così, un po’ alla cazzo
   E d’incanto
   Diventano poesie




   (Roma - Stazione Tiburtina, 23/05/2019)


domenica 24 marzo 2019

moon/suggestions

Ci sono elementi che hanno un'influenza particolare sulla nostra immaginazione. Per me uno di questi elementi è la luna. Ha in se il mistero, l'eleganza, il cambiare costantemente senza cambiare mai. Riesce a flirtare tanto con gli astronauti quanto con i lupi mannari, influenza le maree e ha quella delicata discrezione di tenerci sempre nascosta una parte di se.
Quest'anno faranno 50 anni dal primo incontro tra lei e l'uomo. Ho voluto omaggiarla con questo video molto minimale. Poche immagini e pochi suoni, in modo da conservare quella delicata discrezione nel tenere sempre nascosta una parte di me.


venerdì 16 novembre 2018

venerdì 12 ottobre 2018

Appunti - 19.09.2018

A volte esco con la macchina fotografica in tasca, così come se fosse un taccuino, con cui prendere appunti sulle sensazioni del momento. A volte poi capita che sia settembre e si stia camminando sulla spiaggia...


mercoledì 29 agosto 2018

Voci da dentro - Trailer e locandina (2018)

Il documentario al quale ho lavorato negli ultimi mesi sta per fare la sua prima uscita pubblica. “Voci da dentro” infatti è stato selezionato fuori concorso al Valdarnocinema Film Festival. Per l'occasione pubblico la locandina e il primo trailer del film, che è solo un piccolo accenno del viaggio fatto all'interno degli istituti penali per minorenni svolto insieme a Defence For Chirldren Italia e Kento.
Prossimamente approfondirò l'argomento...







VOCI DA DENTRO - TRAILER from dm archivi on Vimeo.


Credits:
Il documentario è stato realizzato con il co-finanziamento del "Programma Diritti, Uguaglianza e Cittadinanza" dell’Unione Europea nell'ambito del progetto europeo "CRBB 2.0 - I diritti dei minorenni privati della libertà" coordinato da Defence for Children international Italia in collaborazione con il Dipartimento della Giustizia Minorile e la Comunità - Ministero di Giustizia.
Regia di Michele Imperio

Scritto da Michele Imperio e Danilo Melideo
Montaggio: Danilo Melideo
Color: Asia Abbatangelo
Mix audio: Francesco Guarnaccia

Con Francesco "Kento" Carlo, i ragazzi dell'IPM di Bari e i ragazzi dell'IPM di Torino

sabato 14 luglio 2018

Frames from Portugal (2011)

Non è un cortometraggio, né un romanzo né tantomeno un lavoro sperimentale. È semplicemente un diario di viaggio ma di un viaggio per me molto speciale. È stata la prima volta che ho visto l’oceano.


Sono cresciuto con i miti della letteratura di mare, da Ventimila Leghe Sotto i Mari all’Isola del Tesoro per passare poi a letture più adulte come Moby Dick o il sorprendente Atlantico di Simon Winchester. La solitudine della vastità, l’incessante inquietudine circondata dall’orizzonte infinito, i drammi più cupi e le gesta eroiche, gli approdi verso terre lontane... Il mare per me è sempre stato fonte di sogni e di fantasticherie. Sarà che in questo periodo ho la fortuna di vivere vicino al mare e me lo trovo continuamente davanti agli occhi ma ripenso spesso a quell’estate del 2011 quando insieme alla mia compagna ho fatto questo viaggio in Portogallo e ho ammirato per la prima volta la maestosità dell’oceano. Non solo, il magnetismo è stato aumentata dal fatto che l’oceano l’ho visto da Cabo De Roca, una scogliera che è il punto più ad occidente del continente europeo, un concentrato di vento e suggestione.

Sono andato quindi a ripescare dai miei archivi qualche foto e il video di questo diario di viaggio...




Il video l'ho intitolato "Dove finisce la terra"

mercoledì 11 luglio 2018

Voci da dentro - I Videoclip (2018)

Spesso i comportamenti più antisociali derivano dall'incapacità o addirittura dall'impossibilità di partecipare a qualcosa di costruttivo. Per questo ogni progetto che stimoli l'inclusione e la partecipazione di individui problematici non solo è giusto ma necessario, a maggior ragione se si tratta di minorenni.

Recentemente ho avuto l'onore di collaborare ad un progetto all'interno degli istituti penali per minorenni da parte di Defence For Children Italia. Un laboratorio rap in cui i ragazzi sono stati invitati a scrivere una loro canzone...

Al laboratorio ci ha pensato Kento, un rapper ovviamente, io da parte mia mi sono occupato, sotto la regia di Michele Imperio, del documentario che ha raccontato questa esperienza e dei videoclip delle canzoni che sono uscite da questo lavoro. Il film è ancora in lavorazione, i videoclip dei brani scritti dai ragazzi dell'IPM di Bari e di Torino invece sono stati già pubblicati...







Del progetto se ne parla anche in questo articolo di Internazionale

mercoledì 4 luglio 2018

Fantasmi che vengono dal mare - sessione completa (2018)

Anche se ho sempre avuto una certa dimestichezza con le parole riguardo a certi temi a volte le trovo inadeguate. Come nel caso dei morti di migranti nel mediterraneo, degli uomini, delle donne e dei bambini abbandonati ad una sorte tragica e ingiusta. Avevo bisogno di un grido e quel grido si è condensato in queste immagini.






lunedì 25 giugno 2018

Autobus (1998)


Sul finire degli anni novanta, come molti tardo-adolescenti, scrivevo molto. Perlopiù poesie e piccoli racconti. Era un modo come un altro per cercare di dare forma all’emotività e alla confusione tipica di quell’età. Uno dei tanti scritti di quel periodo però ha avuto una storia particolare.
Il mini racconto in questione si intitolava Autobus e metteva insieme in ordine sparso una serie di sensazioni mentre il protagonista era seduto sul sedile di un autobus extraurbano e guardava fuori dal finestrino.
L’ho scritto probabilmente mentre ero seduto su un autobus extraurbano e guardavo fuori dal finestrino (incredibile, no?) e poi, come la maggior parte delle cose che scrivevo, è finito accatastato in mezzo a decine di fogli e quaderni.
Tempo dopo, non ricordo perché, mi capitò tra le mani questa strana scatoletta: lo YAMAHA QY20. Quest’ibrido a cavallo tra l’era precomputer e l’era del computer era un Music Sequencer Rhythm Machine, con il quale si poteva comporre musica o quantomeno combinare una serie di suoni campionati.


Foto del mio originale Yamaha QY20 riesumato da una scatolone del soffitto dei miei

Non essendo un musicista sarebbe stato molto saggio rivendere questo curioso oggetto a chi ne avrebbe saputo fare qualcosa di buono, ma all’epoca non brillavo in saggezza, anzi ero nella fase dell’incosciente sperimentazione artistica a tutti i livelli.
A dirla tutta non ricordo minimamente come ho fatto, sono passati 20 anni del resto, comunque quello che ricordo è che decisi di studiarne per sommi capi il funzionamento e che mi dedicai alla composizione di una base musicale da utilizzare per un reading recitato di alcune mie poesie.
La scelta del testo che avrebbe fatto da cavia è caduta su Autobus e quindi, partendo da quello scritto, ne è nata questa cosa difficilmente definibile un po' reading, un po' canzone, un po' opera psichedelica.
Purtroppo non è stata l’unica cosa che ho fatto con questa bizzarra scatola, ma questa è stata la più strana e la più incosciente per cui la ricordo con piacere.
Ah, inutile ribadire che erano ancora gli anni ‘90, anche se stavano finendo, e questa registrazione non poteva che avvenire su audiocassetta. A risentirlo oggi devo dire che la cosa più bella è quel romantico fruscio del nastro magnetico consumato.


martedì 8 maggio 2018

8mm sull'Asse Attrezzato (2002)

Ho sempre avuto la passione per le forme d'espressione sperimentali, in particolare nel cinema e nella musica. Perché, per quanto gli esiti spesso finiscono per essere mediocri, l'atto di esplorare territori sconosciuti è sempre emozionante.
In questo mio curiosare nelle sperimentazioni artistiche, un giorno del 2002 mi imbattei in un brano di Franco Battiato, sconosciuto ai più, dal titolo .
Il brano, della durata di circa 20 minuti, copre l'intera facciata A del disco omonimo pubblicato dal cantautore catanese nel 1977. ” è composto quasi interamente da un solo accordo che si ripete a ritmi differenti durante il brano, ognuno con una certa regolarità. In pratica il senso del brano non sta nella melodia ma nelle variazioni di tempo in cui la stessa nota viene suonata. Insomma una cosa non proprio di facile ascolto. Ma all'epoca ero giovane, curioso e soprattutto avevo tanto tempo libero, quindi più di una volta mi sono dedicato all'ascolto ipnotico e alienante di questo brano. Ed ho avuto delle sorprese: quelli che inizialmente apparivano suoni monotoni e a volte quasi fastidiosi diventavano altro, prima sono diventati una punteggiatura dispettosa al mio flusso di pensieri e avevano il potere di cambiarne la direzione, poi queste pause che si allungavano e restringevano sono diventate una vera e propria sinfonia.
Proprio in quegli anni mi stavo avvicinando al mondo del video. L'anno successivo infatti avrei girato il mio primo cortometraggio (ne ho parlato qui). Quindi decisi di provare a fare una cosa ancora più folle di ascoltare questo brano ovvero cercare di dargli una rappresentazione visiva.
E cosa più di una superstrada con il suo flusso monotono e irregolare di auto poteva esserne la rappresentazione migliore?
Nasce così “8mm sull'asse attrezzato”, nove minuti di minimalismo sperimentale girati in video8, montati con due videoregistratori e giunti ad oggi dopo 4 o 5 riversamenti su vhs.